CENNI STORICI

(tratto da Ferdinando Maina - Casale e la storia …. - S. Maria C.V. - 1959) 

 

Ferdinando Maina (nato nel 1921 e scomparso nel 1980) è stato senza dubbio uno dei figli più illustri di Casale, sempre contraddistintosi per impegno civile e politico oltre che per le sue doti letterarie. Riportando questo breve estratto vogliamo anche ricordarlo.

 

' La frazione Casale, del Comune di Carinola. in Provincia di Caserta, è un grosso borgo che, allo stato attuale, conta circa 2800 abitanti. Esso sorge su di una amena collina, ancor oggi ricca di vigneti, sebbene imperversi la fillossera, e coperta da selve di castagni e da argentate colture di ulivi. L'aria, saluberrima, è di un fresco gradevole, olezza delle mille erbe aromatiche di cui la natura provvida ha cosparso le balze digradanti del colle che nacque quando il complesso vulcanico di Monte Croce (circa 40.000 anni prima di Cristo) era in piena attività. Tracce o prove di questa natura vulcanica sono nella struttura del terreno che forma il complesso di colline di cui fa parte quella di Casale. A rendere più gradevole il luogo, si aggiunge, poi, il vasto panorama che si apre, allargandosi verso l'estremo orizzonte, su quel golfo di Napoli che, nei giorni di sereno, trasluce da lontano un cumulo di sogni maliosi che si rifrangono sulle isole di Ischia, di Procida, di Capri, chiaramente visibili, tanto che, ad occhio nudo, si possono vedere i centri urbani che sorgono ai piedi dell'Epomeo, biondo di uve.

Su questa terra, riarsa e pur sempre feconda, uomini primitivi fissarono la loro dimora. Quando? Quali?

Sarebbe come voler cercare l'araba fenice. Comunque, si tratta di un'antichità abbastanza remota ed essi comparvero quando, così come su tutta la faccia del globo, i popoli indigeni si andarono sviluppando.

Nei meandri della preistoria è difficile penetrare né interessa indagare.

Il primo nucleo che in età più recente abitò la zona, così come tutta la regione circostante, doveva essere quello degli Osco-Sabellici, i quali fondarono la città che avrà poi il nome di Foro Claudio (presso l'attuale Ventaroli) del cui campo faceva indubbiamente parte il territorio di Casale e la cui popolazione, sparsa qua e là per i campi, assommava a circa 2.000 abitanti. Con la città di Foro Claudio, il territorio e gli abitanti dell'attuale Casale subirono una comune vicenda storica; furono coinvolti nella guerra, condotta dagli Ausoni e loro alleati, contro Roma e furono naturalmente battuti ed assoggettati verso il 340 a.C.

Dopo questo avvenimento i Romani, con il loro caratteristico sistema di colonizzazione, insediarono i loro uomini nella nostra fertile contrada che fu ceduta dai Campani a Roma. Difatti, dopo questi avvenimenti, i Romani crearono la tribù Falerina, istituita nell'anno di Roma 435 (318 a.C.) che darà poi il nome all'agro Falerno.

Quale sorte toccò agli abitanti di Foro Claudio in questa circostanza? Il calzare romano calcò la terra anche delle nostre colline, iniziando così un primo processo di ibridazione che farà oscillare continuamente la popolazione sotto l'influsso di questo o di quello dei centri viciniori.

Mentre gli Aurunci, restringendo il loro dominio e concludendo la loro vicenda storica, si avviavano a costituire un forte aggregato urbano che diede luogo alla odierna Sessa, come era già avvenuto per i Sidicini di Teano, gli abitanti di Foro Claudio, ibridandosi sempre più con l'elemento delle città vicine, subirono invece un'opera di sgretolamento che portò alla fine del primitivo ceppo etnico e ne creò un nuovo, continuamente incrementato e variato dall'elemento romano che transitava sistematicamente per la regina delle vie, l'Appia, la quale non passava certamente per l'attuale Carinola e tanto meno per Falciano, ma snodava il suo nastro stradale ad immediato ridosso di Casale, come si può constatare ancora oggi, tra S. Giuliano e Cappelle di Teano, dove esistono resti importanti di tale via.

Naturalmente la popolazione di Foro Claudio, come la più vicina ai punti di contatto con la via Appia, sarà quella che accoglierà per prima e più direttamente, il processo di romanizzazione. E bisogna senza dubbio ritenere che i Romani amanti di magnifici luoghi di villeggiatura, non esiteranno a fermarsi sui nostri colli prima di scendere, in prosieguo di tempo più a valle, dove sono terreni certamente più fertili ma ancora più certamente meno accoglienti e meno comodi delle nostre colline. E ciò è tanto più vero se pensiamo che finanche il Menna, ed è quanto dire, riconosce a Casale una proprietà ed un'eccellenza sotto questo punto di vista.

Perché mai ci soffermiamo a dimostrare che Foro Claudio fu centro di romanesimo nella zona? Perché essa era senza dubbio la città più importante della zona stessa e fu in un primo tempo l'epicentro dell'Agro Falerno. Poi perché ditale città facevano parte i terreni, le colline della odierna Casale.

Difatti, come innanzi detto, Foro Claudio era in quella zona di terreno (agro, campo) che i Campani cedettero a Roma per cui, giacché soltanto dopo questa cessione si ebbe l'istituzione della tribù Falerina si deve ritenere che il Campo Falerno comprendeva anche il territorio di Foro Claudio.

Vorremmo evitare qui l'annosa ed ormai barbosa questione sui limiti dell'agro Falerno, ma non ne possiamo fare a meno per la chiara comprensione delle vicende che stiamo narrando. Gli antichi storici sono concordi nel fissare tre punti di detto campo e sono rimasti sempre incerti per il quarto.

Difatti il Monaco, il Pellegrino, il Greco, lo Zona, e, più recentemente, il Tommasino, sulla scorta di Livio, di Cicerone, di Plinio e di tanti altri scrittori di antichità, affermano che l'agro Falerno correva dal corso del Savone al Monte Massico, sulla direttiva Est-Ovest, mentre a Sud era delimitato dalla fascia costiera di Mondragone.

Per la delimitazione a nord incominciano le discussioni. Livio, con un'elasticità sorprendente, comprendeva nell'agro Falerno tutta la zona che va dal mare a Caiazzo, salendo lungo tutto l'Agro. E' troppo. A nord il Falerno aveva un termine ben definito, oltre il quale non si può assolutamente sconfinare: il territorio di Teano Sidicino. Ma procediamo con ordine.

Se ampliassimo il ragionamento di Cicerone (Delega agraria 11-25) per cui la serie dei campi che si estendevano tra Roma e Napoli era spesso costeggiata lungo il mare da piccoli agri come quello di Minturno, Mondragone, etc, potremmo pensare che anche a nord si estendessero di tali piccoli campi, dando così ragione allo Zona che dava a Foro Claudio un suo campo distinto dal Falerno.

Ti questa ipotesi sarebbe confermata dal fatto che molti di questi scrittori di cose locali danno la linea di demarcazione settentrionale lungo la direttiva Casanova, Carinola, Santa Fortunata, e, lungo il Savone, ritorno a Ponte Campano.

Così il territorio di Casale sorgerebbe fuori dall'Agro Falerno. Ma già il Menna, nello schizzo che ci mostra a pag. 23 del suo "Saggio Storico sulla città di Carinola" pone l'Ager Falernus a contatto immediato col territorio di Teano, senza interporre nessun altro campo.

Se teniamo presente quanto abbiamo detto a proposito delle prime vicende di Foro Claudio, della conquista di tale città da parte dei Romani e della istituzione della tribù Falerina, allora è chiaro che il retroterra di Foro Claudio faceva parte, assieme alla città, dell'Agro Falerno ed aveva come confine a nord il tracciato stradale della via Appia, si spingeva, cioè fino sotto le attuali borgate di San Giuliano e Cappelle di Teano, senza però varcare i limiti segnati da profondi corsi d'acqua, scavati nella roccia, che scorrono tra l'attuale Casale e dette borgate.

Ora, poiché l'Appia veniva iniziata nel 312 a.C., poiché il processo di romanizzazione di tutta la zona si iniziava col 340 a.C., poiché col 318 a.C. si aveva l'istituzione della Falerina che avrebbe dato il nome a tutta la zona, dobbiamo ritenere che da tale periodo di tempo tutto il territorio dell'attuale Comune di Carinola abbia preso il nome di Campo Falerno.

Da che cosa deduciamo tutto ciò? Innanzitutto da documenti come statuette, boccali, piattini, tazze, monumenti funerari ed incisioni rinvenute nella zona e poi da una frase molto esplicita di Plinio a proposito del Falerno.

Il campo Falerno è bene convincersene una buona volta per sempre, è di origine e formazione, dal punto di vista della sua delimitazione, prettamente romana e le tracce, che il romanesimo ha lasciate nella zona, servono a dimostrare che dovunque esse si trovino, per quanto riguarda il comune di Carinola, rientrano nell'Agro Falerno. Difatti come si spiega mai il fatto che, oltre ai resti della Via Appia, nei territori dei borghi di Cappelle e San Giuliano di Teano non si è avuto altri documenti di romanità?

Per la semplice ragione che il teanese, avendo una sua particolare fisionomia, conservò più decisamente i suoi caratteri, subì di meno la penetrazione romana per cui inesistenti o quasi, per la zona dei due borghi, sono i monumenti di memoria romana; il che dimostra che tale territorio è fuori del campo di cui parliamo. Per il territorio di casale è differente. Le colline di Casale, dal cosiddetto Bosco dei Ciocchi a San Paolo, da Zampanelli alle Cese, dalla Montagna Spaccata alla Pilara, hanno conservato tracce rilevanti della presenza di cittadini romani o romanizzati.

Nelle vicinanze di Casale, in località Sulleviano, esiste una grotta detta Silviana, forse chiamata così da Silla (che attraversò il Campo Falerno quando da Taranto si recò nel Sannio) o da Silvio (proconsole nelle Gallie, che si stabilì nella zona?). Quanti altri monumenti sono andati perduti, consunti dal tempo, o, rinvenuti, sono stati trascurati? Certo la zona era vitalissima ai tempi di Dionigi di Alicarnasso (60 a.C.-8 d.C.) il quale tratta di Foro Claudio e della sua situazione. E noi insistiamo sulle vicende di Foro Claudio perché questa città aveva i suoi abitanti sparsi e nella zona di Ventaroli e sulle colline dell'attuale Casale.

Ma quello che è più interessante è una "epigrafe dissotterrata in Casale di Carinola, nello scavamento di una stanza inferiore del Palazzo Vescovile", scrive l'abate Zona a pag. 7 del suo "Vibio Illustrato", edito a Napoli dalla tipografia Michele Morelli nel 1808.

Da notare che il palazzo vescovile sorgeva al centro del Paese; dov'è l'attuale piazzetta. Lo Zona a pag. 8 riporta la seguente iscrizione:

VIBIO. FORTUNATO I,,

ARVSPICI. AUG. N. MAGISTRO

A STUDIIS. PROC. DVCENARIO

STATIONIS. HEREDITATIUM

 

La quale, tradotta in italiano, suona così:

A LUCIO VIBIO FORTUNATO LIBERTO

ARUSPICE DI AUGUSTO NOSTRO, MAESTRO (PROVVEDITORE)

AGLI STUDI, PROCURATORE DUCENARIO

DELLA STAZIONE- CASSA DELLE EREDITÀ.

Sulla riportata epigrafe vanno fatte queste considerazioni.

La I del primo rigo si interpreta come L., mentre il termine Ducenario, che può significare tanto "Comandante di duecento fanti" quanto "Ufficiale con stipendio relativo all'amministrazione di duecento sesterzi per la cassa delle eredità del principe", va interpretato nel secondo senso perché all'ultimo rigo si parla chiaramente di "Stationis Hereditatium".

Il termine STATIONIS, poi, fa pensare, oltre che a fermata, sosta, come nel comune significato anche a ufficio, cassa (uffici costruiti lungo l'Appia o a poca distanza da essa ad intervalli regolari) nei quali il Ducenario curava ed aveva la cassa per l'Amministrazione di 200 sesterzi che venivano raccolti, amministrati e devoluti a quella branca dell'amministrazione imperiale che riguardava le eredità.

Se nella zona di Casale dimorava un Vibio ducenario, al quale si dedica un' "epigrafe", vuol dire che c'era una certa vitalità e precisamente una popolazione che viveva ed operava sulle colline, tanto che un Ducenario stabiliva la sua dimora a mezza strada tra Foro Claudio e la Via Appia. Per quanto riguarda la data, bisogna tener presente che tale epigrafe non è anteriore al 27 a.C. (276 di Roma) anno nel quale Ottaviano ebbe il titolo di Augusto.

Ma, poiché tutti gli imperatori, dopo di lui ebbero il titolo di Augusto, bisogna ritenere, per ragioni che qui sarebbe lungo riportare e secondo l'interpretazione che ne dà lo Zona, l'Imperatore di cui si parla sia Tiberio. Così Casale, ai tempi di Augusto-Tiberio, aveva già una sua esistenza se non indipendente almeno distinta da quella di Foro Claudio.

Oltre questa epigrafe bisogna ricordare che il dott. Vincenzo Aurilio, negli scassi effettuati per l'impianto di un vigneto in località Bosco dei Ciocchi, rinvenne dei piattini e delle tazze; lo studente Andrea De Stasio possiede una statuetta, rappresentante un discobolo a riposo (in piedi ma con le braccia rilassate lungo il corpo, mentre con la destra impugna un disco), rinvenuta in un terreno di sua proprietà, situato all'altezza del Km. 179 dell'attuale Appia.

Questi resti di antichità, secondo il parere di alcuni esperti, risalgono al secondo secolo d.C.

Ed eccoci a Plinio. L'autore delle Historiae naturales, vissuto tra il 23 ed il 79 d.C., al libro XIV-6, scrive:"Nam quod in summis iugis nascebatur Gauranum vocabant, quod in mediis collibus Faustianum, quod in radice Falernum".

Falerno, Faustiano, Gaurano erano delle varietà della stessa qualità di vino che, a seconda del luogo di coltivazione, era più o meno forte. E Plinio dice chiaramente che il Falerno era prodotto ai piedi del monte, in radice: il Faustiano si coltivava a mezza costa, in mediis collibus; il Gaurano, invece, un vinello rubizzo e frizzante, era prodotto sui cocuzzoli, sulle cime dei colli, in summis iugis.

Ora, a parte l'ipotesi che il Faustiano, coltivato inizialmente sulle colline di Casale, sia poi passato nella zona di Falciano, come in tempi recenti il Chianti dalla Toscana alle nostre terre, resta fermo un fatto: il Gaurano era prodotto sulle colline di Casale, le uniche che ammettono la coltivazione fin sulla vetta. Difatti il Massico, il terreno dove queste uve si dice allignassero, ancor oggi dimostra l'impossibilità agricola di una coltivazione alla sommità; i declivi del Massico sono coltivabili, per le viti, dai piedi della montagna a mezza costa circa; oltre tali limiti la coltura della vite è, ed era, impossibile.

Perciò la conclusione è quella per la quale le colline di Casale producevano il Gaurano, una sottospecie del Falerno. Ora è chiaro che, se la zona era coltivata a Gaurano (la caldara?), le colline, sulle quali vegetava, rientravano nell'agro Falerno dove Plinio afferma essere il Gaurano prodotto.

Da quanto abbiamo detto finora si deduce che Casale, con le sue colline, faceva parte del territorio di Foro Claudio che non solo rientrava nei confini dell'agro Falerno ma, dalla fondazione sino al Mille circa, ne fu l'epicentro e la zona più vitale.

……….

Poi le vicende storiche delle invasioni barbariche travolgeranno la gloriosa cittadina romana e gli abitanti, per un senso naturale di difesa, si ritireranno parte verso l'attuale Carinola, luogo più adatto alla difesa perché circondato da profondi valloni, e parte più a Nord, verso le colline di Casale che vedranno così incrementare la loro popolazione.

Sarà un periodo di tempo, indubbiamente nero, durante il quale sarà difficile vivere.

E, quando San Bernardo sarà consacrato Vescovo di Foro Claudio, non ci sarà più niente da fare per la vecchia città. Si inizierà da allora una fase decisamente diroccativa. Abbandonata, già devastata dai Goti, vedrà diradare del tutto la sua popolazione e San Bernardo, in seguito ad approvazione di Papa Pasquale Il, trasporterà nella longobarda Carinola la sede episcopale.

Questo accade verso il 1100.

Divenuta Carinola la nuova sede episcopale, essa sarà anche il centro delle attività civili e, come tutti i centri, fagociterà ogni iniziativa ed ogni priorità che possa comunque competere ai suoi maggiori casali, oggi chiamati frazioni.

Certo è che, da questo tempo, la storia di Casale subisce decisamente le vicende della contea di Carinola e noi, per il momento, rimandiamo coloro che vogliono saperne di più a quegli autori che hanno trattato l'argomento. Per nostro conto continueremo a ricordare fatti e situazioni che servano a dimostrare più chiaramente il nostro assunto, facendo riferimento ad episodi di storia civile soltanto quando estremamente richiesto.

Intorno al 1100 Casale vedrà nascere i suoi primi nuclei di fabbricati. Per prima sorgerà qualche masseria, le case coloniche di oggi, in località Vignai, chiamata cosi perché, in tutti i terreni circostanti, erano impiantate, per tradizionale ed antico sistema di coltura, delle vigne che fecero più tardi chiamare gli abitanti Vignaroli (vignaiuoli) ed il piccolo paese Vignai (vinai), cioè paese dei vinai, di quelli che fanno, producono vino.

Scrive il Menna, pag. 68 del suo saggio storico "Difatti nel villaggio di Vignali cosi detto per le molte vigne ivi piantate, una sola casa esisteva".

Il Menna però non dice quando tale casa fu costruita. Noi, pur accettando la tradizione che Vignai è uno dei Ceppi di Casale, riteniamo che la vera radice ed il vero epicentro del paese sia quel gruppo di fabbricati compresi tra le attuali Via Isonzo (antico Vico del Rivolo) e Via Giardinetto (la vecchia Via San Nicola).

Difatti sull'arco del Vico degli lannotta, una traversa di Vico Giardinetto, si vede uno stemma vescovile con a sinistra un millesimo, 1143, ed un nome di vescovo; Tommaso Anfora; e con a destra uno stemma che noi non siamo riusciti a decifrare il quale, forse, era lo stemma della famiglia del vescovo stesso.

Nella casa del defunto Maina Giuseppe fu Luigi c'è una pietra incastrata nel muro, sulla quale si legge che Anfora Tommaso costruì quella casa. Difatti è tradizione che in quel vico c'era il vescovo.

Queste iscrizioni, pertanto, ci danno innanzi tutto il nome di uno dei primi vescovi di Carinola, successori di San Bernardo, e poi ci confermano, con una data precisa, il tempo nel quale sorse la prima costruzione di quello che poi sarà chiamato Santo Janni.

Che Tommaso Anfora sia stato vescovo di Carinola è certo. Infatti, secondo le norme allora vigenti, il vescovo veniva eletto dal popolo della diocesi, scegliendo tra il clero locale, il che non escludeva che poteva essere eletto anche un laico il quale veniva subito ordinato sacerdote, la persona, nativa del luogo, ritenuta più degna di coprire tale carica. Ad elezione avvenuta, il prescelto veniva consacrato dal Papa o da persona da lui delegata.

Ora, essendo Tommaso Anfora vescovo, dovette esserlo per forza della diocesi di Carinola e non di altra diocesi, anche se qualche volta, come 5ant'Ambrogio per Milano, veniva eletto qualcuno che non apparteneva alla diocesi stessa.

Pertanto intorno alla casa del vescovo, come potente centro di attrazione e di vita, andarono, sorgendo le prime case, i primi fabbricati. Si inizia un vero e proprio processo di urbanizzazione. La gente non sarà più dispersa per le pagliare, per le masseriole, ma si costruirà una casa dove erano già molte altre. Col processo di civilizzazione si sente il bisogno naturale, sociale di stare a contatto di altri uomini. Si sviluppa così una borgata, un casale che dapprima non avrà nome e che poi sarà chiamato Santo Janni.

Quando e perché?

il sacerdote Nicola Pergameno, che sarà parroco di Casale, pubblicando un suo libro, farà imprimere sul frontespizio la glorificazione di San Nicola il quale, nei tempi antichi, era venerato a Casale, tanto che una via portava il suo nome; anzi noi siamo proclivi a credere che il villaggio si chiamasse proprio San Nicola e perché molti borghi antichi del carinolese portavano e portano un nome di santo e perché una via, Vico Giardinetto, ne ha conservato il nome. Solo più tardi esso sarà chiamato Santo Janni. Il Menna, pag. 68 op.cit., scrive:"Distrutto dalla peste il casale antico detto Santo Janni a ponte campano, quel popolo disperso si riunì cogli abitanti di Casale ed aumentò quest'ultima parte detta Santo Janni in memoria di quello antico"

Secondo il detto scrittore ciò avveniva intorno al 1656. Egli, innanzi tutto, si contraddice con quanto afferma a proposito della costruzione della Chiesa e poi scrive cose logicamente impossibili. Egli afferma che nel 1618, poiché la popolazione era aumentata in seguito alle emigrazioni di gente di altri paesi, si senti il bisogno di costruire una chiesa più grande. E' chiaro che l'effetto non può precedere la causa. Se l'emigrazione da Santo Janni avvenne nel 1656 come mai poteva influenzare nel 1618, cioè 38 anni prima, la costruzione della chiesa parrocchiale? Mistero che solo il Menna potrebbe spiegare.

Noi riteniamo, pur accettando la tradizione della emigrazione da Santo Janni a Casale, che essa si verificò molti, molti anni prima e per motivi diversi dalla epidemia di peste di cui qualcuno parla. Non intendiamo svolgere opera denigratoria, ma l'imperversare della malaria (che sarebbe la famosa epidemia di cui si favoleggia), le acque stagnanti continuamente nella bassa carinolese indussero la popolazione a ritirarsi gradualmente, lentamente e verso Falciano e verso le colline digradanti dal Nord che, per salubrità di aria e mitezza di clima, sono indubbiamente luogo più sano e sicuro. Naturalmente tali emigranti preferirono fermarsi intorno alla dimora del vescovo, dove più evoluta e più accogliente era la vita.

Così, e per emigrazione dalla bassa carinolese e per processo di aggregamento dei locali, sorse quella parte di Casale che sarà chiamata Santo Janni, secondo l'ipotesi degli scrittori antichi, in onore del vecchio ed ormai abbandonato paese che sorgeva presso il ponte campano. L'ondata degli emigranti sommergerà, in poche parole, le attività, le abitudini, gli usi, la toponomastica dei primi abitanti di San Nicola il quale si vedrà così soppiantato da Santo Janni.

Frattanto, sia pure più lentamente, Vignai continuerà il suo sviluppo, dando origine all'attuale Via San Pasquale, volgarmente detta Casale di sopra. Tra il XV ed il XVI secolo sorgeranno il palazzo dei Rozera e quello dei Marra. Non possiamo dire con precisione quando, perché le ricerche da noi condotte sono state per ora infruttuose. Una finestra, esistente all'interno del palazzo Marra, dimostra però il suo inconfondibile stile catalano per cui, almeno a tale epoca, il palazzo doveva essere già sorto.

Il certo è che i due tronconi si avviano verso un accostamento, una saldatura che si verificherà con la costruzione della chiesa parrocchiale e del palazzo vescovile, intorno al quale sorgeranno altri fabbricati.

Così, quando i due centri maggiori si furono sviluppati, quelli che erano dei semplici casali ed avevano vari nomi, fecero si che il generico, comune casale diventasse un nome proprio per cui avremo CASALE, cioè una frazione unificata della Carinola longobarda e catalana.

Quando nel 1691 il Marchese di Carafluente, Marcantonio Grillo, come scrive Francesco Saverio Insalata a pag. II della " Difesa del Comune di Carinola e sue frazioni" contro il detto Duca, comprerà i beni della principessa di Stigliano, morta senza eredi, Casale è una frazione formata, ben costruita, che conta circa 500 abitanti.

Da una relazione del parroco don Vincenzo De Ruosi risulta che nel 1793 gli abitanti di Casale erano 936. Il Menna riferisce che verso il 1848, anno nel quale pubblicava il suo saggio storico, la popolazione era di 1440 abitanti. Ed è sorprendente che il Menna non solo metta in evidenza come Casale fosse la frazione più grande e più importante del Comune, ma che ne esalti la fertilità del suolo, ne elogi i prodotti; afferma che ha origini antichissime che si perdono nel tempo (origini che noi abbiamo raccontate in questi brevi cenni), fa intendere, in una parola e chiaramente, che Casale, ai suoi tempi, era quanto di più vivo e di più importante avesse il Comune.

Del resto Mons. Airola, come si può leggere nella lettera premessa allo "Armamentario Spirituale " del Parroco Nicola Pergameno, afferma che Casale è la maggiore e più importante Rettoria della sua giurisdizione. Tanto dal punto di vista religioso che da quello civile, Casale è, dunque, la frazione più importante del Comune.

 

 


 

Cenni storici (da www.ullucci.net)

Sostituita al Caleno antico, e ancora confusa con quello..., è situata alle radici del Monte Massico vicino al Falerno, in vicinanza di Sessa, con fertile territorio, e otto Casali non inferiori di grandezza alla città".

Questa affermazione del Pacichelli restituisce, in maniera semplice ed esaustiva, il senso del territorio di Carinola in rapporto alla città. Tra i "casali" emergono, per autonomia formale, quelli che occupano una posizione geografica isolata rispetto alla restante parte del comune. Per quanto riguarda la frazione di Casale, tale isolamento dipende dalle dissimili condizioni geo-morfologiche, sia dall'attuale tracciato dell'Appia, che funge da rilevante cesura.
Vignai, S. Janni, Casale di Sopra, Casale di Mezzo costituiscono attualmente un unico aggregato, - Casale di Carinola per l'appunto - che conserva comunque la sua matrice di insediamento policentrico collinare ad economia prevalentemente agricola.
La nascita dei primi insediamenti in epoca romana è legata all'influenza della vicina ed importante città di Foro Claudio, situata nell'area archeologica dell'attuale Ventaroli. La collina di Casale era destinata principalmente alla coltivazione della vite, dalla quale si producevano il Faustiano e soprattutto il Gaurano, varietà del Falerno citate dallo stesso Plinio.

E’ chiaro che con primi insediamenti vanno intese case nella campagna con funzioni più o meno diverse  ma principalmente legate alle coltivazioni agricole. Questo perché pare assai poco probabile che si potesse trattare di una città stante l’immediata vicinanza della importante Foro Claudio. La sua nascita in epoca romana è legata all'influenza della vicina ed importante città di Foro Claudio, situata nell'area archeologica dell'attuale Ventaroli. La collina di Casale era destinata principalmente alla coltivazione della vite, dalla quale si producevano il Faustiano e soprattutto il Gaurano, varietà del Falerno citate dallo stesso Plinio.
Sin dalla nascita - come detto - il paese dovette avere una struttura policentrica: da un lato il "casale" dei Vignai (il cui territorio era caratterizzato dalla presenza dei resti di molte ville romane); dall'altro, sito nella zona a valle, quello di San Nicola. A proposito di quest'ultimo "casale", la presenza di uno stemma vescovile, tuttora visibile su di un arco, recante la data del 1143, sta ad indicare, molto probabilmente, l'epoca in cui lo stesso fu edificato ( lo stemma si riferisce al vescovo Tommaso Anfora, che dovette essere uno dei primi successori di San Bernardo).
Questo nucleo abitativo poté incrementarsi circa cinquecento anni dopo, per una migrazione di persone provenienti (a causa della malaria) dall'antico sito di Santo Janni a Ponte Campano.
 In seguito a tale evento, il "casale" mutò nome, acquisendo quello di Santo Janni, conservando una sua autonomia geografica, come testimoniato dalle cartografie anche di epoca recente. A questi due primi "casali", se ne aggiunsero, in seguito, altri due, posti in posizione intermedia: Casale di Sopra e Casale di Mezzo, con l'incremento dei quali si è venuto sempre più delineando l'attuale conformazione del paese.

Interessante è l’escursus storico effettuato dal Maina che pur non essendo sempre coerente ad altre fonti più recenti, traccia – per Casale – una interessante ipotesi cronologica.

  • 40.000 anni avanti Cristo - Attività vulcanica del Monte Santa Croce (Roccamonfina) e creazione del complesso collinare.
  • Il primo popolo che ha abitato la zona sono gli Osco-Sabelici. Confinavano i Sidicini (Teano) e gli Aurunci (Sessa), oltre erano l’importante popolo degli Ausoni.
  • 340 a. C. - Alleati con gli Ausoni guerra contro Roma e sconfitta.
  • 318 a. C. - Istituzione della tribù Falerina.
  • 312 a. C. - Inizio costruzione della via Appia.
  • 60 a. C. – 8 d. C. - Massima importanza di Foro Claudio.
  • Epoca di Tiberio - Esistenza di insediamenti nell’attuale Casale distinti da Foro Claudio.
  • 23 d. C. – 79 d. C. - Plinio Cita i vini famosi a partire dal Falerno (coltivato in radice – della montagna) e le sue sottovarietà, il Faustiano (coltivato a mezza costa, Casale e poi Falciano) ed, infine il Gaurano (Caldara?) coltivato fin sulla sommità delle colline (quelle di Casale hanno caratteristiche compatibili).
  • 1100 d.C. - La sede Vescovile viene trasferita da Foro Claudio a Cerinola da San Bernardo Vescovo durante il papato di Pasquale II, inizia il massimo degrado di Foro Claudio.
  • 1143 d.C. - La spinta all’aggregazione in nuclei urbani a Casale viene data dalla presenza del vescovo Tommaso Anfora nel Casale di San Nicola che da una spinta al suo incremento a partire dal 1143 come risulta appunto dall’iscrizione incisa nel portale in tufo dell’insediamento.
  • 1400-1500 d.C. - Costruzione del palazzo Marra, del Palazzo Rozera. Si incomincia a creare il tessuto connettivo che unirà i vari casali in un unico insediamento policentrico.
  • Evoluzione dei Vignai verso San Pasquale.
  • 1500- 1600 d.C. - Costruzione Chiesa che doveva già sostanzialmente essere terminata prima del 1600.
  • Si completa il trasferimento nell’antico casale di San Nicola di abitanti provenienti da S.Janni a Ponte Campano.
  • 1618 d. C. - La chiesa viene ampliata ed intitolata a San Paolo (Vignai) e San Giovanni (S. Janni).
  • 1691 d. C. - Casale conta circa 500 abitanti.
  • 1793 d. C. - Gli abitanti sono 936.
  • 1818 d.C. - La diocesi di Carinola viene accorpata a quella di Sessa Aurunca.
  • 1844 d.C. - Viene Ufficialmente riportata la pretura a Carinola.
  • 1848 d.C. - Casale è ancora il primo paese del comune con 1440 abitanti.

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